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Bruno Munari, maestro di geografia

Nel 1945 il figlio di Bruno Munari, Alberto, compiva cinque anni. Il padre, che dal 1939 lavorava come grafico alla Mondadori, ebbe l’idea di un regalo speciale: “Nel 1945, mio figlio aveva 5 anni e io volevo comprargli qualche libro. Ma non trovavo niente che, secondo me, fosse giusto per un bambino di 5 anni. Perché (…) gli editori stampano libri per bambini pensando che non sono i bambini a comprarli, ma gli adulti. (…) Ho cominciato poi a ideare delle storie molto elementari e ho fatto addirittura – dato che sono anche un grafico – dei menabò, cioè dei bozzetti di libri. Li facevo vedere a mio figlio, il quale era il mio verificatore, perché volevo controllare che la cosa funzionasse. Non volevo fare un libro falso. (…) Poi ho pensato a quello che avevo fatto per mio figlio, poteva essere interessante continuarlo per altri bambini.” (Giorgio Maffei, Munari. I libri, Milano, SylvestreBonnard, 2002, p. 66).
Nascono I Libri di Munari, editi proprio da Mondadori: Mai contento, L’uomo del camion, Toc Toc, Il prestigiatore verde, Storia di tre uccellini, Il venditore di animali, Gigi cerca il suo berretto, Che cos’è l’orologio, Che cos’è il termometro. Curiosità, leggerezza, invenzione, il tono paziente e divertito di un genitore interessato invece che distratto, ma anche una concentrazione tecnica e poetica attentissima alla propria prassi. Sono libri animati, raffinati non perché cerchino cultori sapienti ma perché hanno la magica precisione di un artigiano tra le nuvole.

Bruno Munari, Mai contenti, Mondadori, Milano 1945.
L’uccellino mai contento gusta il lombrico pensando al pesce.
Bruno Munari, Gigi cerca il suo berretto, Mondadori, Milano 1945.
Gigi sembra il fratellino innocente del marinaio disegnato da Jean Cocteau.
Bruno Munari, Il venditore d’animali, Mondadori, Milano 1945.
Quante paia di scarpe si consumano per portare a spasso un millepiedi?

Se Alberto è stato il pretesto affettivo della sperimentazione creativa del 1945, nel 1946 Munari realizza con piglio moderatamente didattico, per la casa editrice Italgeo, un curioso volumetto quadruplo di geografia multipla: sue le illustrazioni, suoi i testi. S’intitola Mondo, Aria, Acqua, Terra. Immagini geografiche per ragazzi. Sono quattro fascicoli orizzontali di piccole dimensioni, contenuti in una confezione chiusa solo sui lati corti. Ogni fascicolo contiene 13 tavole illustrate dall’autore.

Bruno Munari, Mondo/Aria/Acqua/Terra, Italgeo, Milano 1946

A rigirarsela tra le mani questa scatolina colorata e netta sa poco di scolastico e molto di gioco, potresti trovarci dentro dei pastelli di cera o un intero autunno di fogli gialli, rossi, malva, ancora verdi o già rugginosi. La semplicità dei testi, di sintassi elementare, paratattica, ma vivissimi, sono in armonia con le immagini che attraverso forme essenziali, quasi ritagliate, e campiture cromatiche uniformi, ricordano un poco la grafica giapponese degli anni Sessanta ancora di là da venire o un lavoro preparatorio per la realizzazione di un album di icone terrestri da inviare nello spazio.

La prosa piana di Munari inclina però a una dolcezza immaginifica, che pare già un sogno d’avventura ed esplorazione: “La pianura è come un mare di terra…” “Il deserto è come un mare di sabbia e di pietra…”I terremoti sono i brividi della terra…” “Vi sono grotte grandissime come cattedrali…”.
Ma sono suggestioni narrative appena accennate, Munari è un maestro di scuola rigoroso senza essere pedante. Ecco l’esempio, riportato per intero, di una delle pagine dedicate all’acqua: “Nel suo percorso tra monti e valli il fiume trova talvolta delle profonde fosse e subito le riempie formando il lago. L’acqua del lago si distende seguendo tutte le sinuosità delle sponde e sosta un poco a riflettere il cielo e le nuvole. Vi sono laghetti alpini piccolissimi, e grandi laghi vicino alle pianure, con paesi e città sulle loro sponde, percorsi da grandi piroscafi. Per il loro clima mite e la bella vegetazione questi grandi laghi sono un piacevole luogo di soggiorno.”
È un mondo quieto e terso, che sembra aver dissolto con la sua placida forza i segni brutali che la guerra appena conclusa ha inciso anche sul paesaggio. Spicca come una scheggia d’umorismo romantico l’immagine dell’acqua che intenta al suo lavoro, si ferma a riflettere il cielo e le nuvole, come pensando alla bizzarria dei suoi casi e dei suoi obblighi.
Oppure (si vorrebbe trascrivere questi libretti per intero) nella pagina dedicata al deserto: “Il vento solleva la sabbia, la trasporta, l’accumula formando le ‘dune’ che sono le onde enormi e lentissime di questo grande mare senza un millimetro d’ombra”. Questo millimetro d’ombra è meraviglioso perché dà al bambino, ma anche a noi lettori già ‘imparati’, la misura esatta quanto fantastica dell’immensità di un oceano di sabbia.
Con sorpresa poi si possono trovare nelle illustrazioni di Munari, per l’implicita qualità e profondità che una superficie più che sobria non riesce a ingannare né opacizzare, assonanze le più varie e fantasmagoriche.
La sua ciminiera, così pacata e allo stesso tempo incontrovertibile, è un fotogramma di Ozu Yasuijro, massimo regista giapponese e maestro delle inquadrature che tengono a bada il nulla lasciando parlare ogni cosa con voce indispensabile.

Ozu Yasuijro, Il gusto del sakè, Giappone 1962

La sua casa verticale e padrona del cielo è un’invenzione alla Jaques Tati, impossibile compendio di ogni vocazione domestica.

Jaques Tati, Mon oncle, Francia 1958

Le sue nuvole, così fraterne con quelle di René Magritte, sono allegre come a un ballo di primavera, ben disposte alla quadriglia o a una passeggiata tra i campi d’azzurro.

Rene Magritte, La Malediction, 1963 (circa), Musée d’Ixelles, Bruxelles

Nel 1947 Orlando Cibelli Editore riproporrà i quattro volumetti, editandoli singolarmente, in grande formato, cartonato. Il testo di Munari rimarrà invariato. Unica novità le didascalie che l’autore apporrà ad ogni immagine. Eccone una che accompagna l’immagine di un sole vago nel blu ferroso del nostro sistema, in cui si disegnano le orbite dei pianeti: “Come i seggiolini di una giostra, i vari pianeti girano attorno al sole, e tutta questa giostra immensa si sposta verso la costellazione di Ercole.”

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