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Maestro raccontami il mondo L’universo narrativo del maestro più famoso della televisione italiana reinterpretato dall’artista Alessandro Sanna

Erano gli anni Sessanta. Quelli in cui per poter rilanciare l’Italia occorreva alfabetizzarla. La sfida fu affidata ad Alberto Manzi, l’indimenticabile maestro della trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi” che andò in onda sulla Rai dal 1960 al 1968. I suoi rapidi schizzi col gessetto, alla lavagna, hanno permesso a tanti italiani di sentirsi più a loro agio nel mondo: saperlo leggere e scrivere era qualcosa che li avrebbe resi più liberi.

Tre storie scritte da Alberto Manzi sono state proposte al Dipartimento educativo del MAMbo (Museo d’arte contemporanea di Bologna) nella forma di installazione d’artista, con la collaborazione di Alessandro Sanna.

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È nata la mostra “Maestro raccontami il mondo”, a ingresso libero, inaugurata sabato 12 dicembre e aperta sino al 12 febbraio 2016.
Le storie riflettono su argomenti di attualità: Orzowei affronta il tema della diversità e del razzismo, Isa l’uomo si sofferma sui diritti e la loro tutela, Flip il cucciolo ci ricorda quanto sia importante rispettare gli altri e il loro punto di vista.

Le tre storie sono diventate tre suggestive installazioni capaci di proporre a grandi e piccoli un’immersione giocosa in racconti che educano a pensare, capire, conoscere.
Alessandro Sanna, per raccontare l’esperienza, scrive: “Con Manzi mi sono trovato di fronte ad uno scrittore visionario ma allo stesso tempo ad un pedagogista. Le sue visioni sull’uomo sono pulite e chiare. Gli artisti di ogni specialità chiedono risposte che non sentiranno mai. Gli artisti della parola, come Manzi, fanno domande. Le immagini che ho realizzato per questa mostra sono risposte che contengono e rilanciano delle domande”.

Ad accogliere il visitatore in cerca di storie c’è una insolita fattoria popolata da animali con cui disegnare: si tratta di nove opere volanti, su fondo trasparente, stampate a rilievo. Nella misura 20×20 cm, Alessandro Sanna ha ridisegnato i protagonisti di Flip il cucciolo che volano leggeri, appesi a palloncini bianchi che creano una nuvola poetica.

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Ai lati, le stesse opere volanti diventano tavolette per il frottage da usare per realizzare il proprio libro. I personaggi inventati da Manzi, dai nomi strani e curiosi, appaiono sui fogli di carta bianca usando colori a cera e pastelli, ricalcando quel segno d’artista che Sanna ha usato per creare l’identità di Eio Pingo o di Flip il cucciolo.

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Una foresta misteriosa e infinitamente piccola come spazio dell’attenzione, dell’osservazione, del passaggio dall’infanzia all’età adulta mantenendo vivo lo stupore è invece la seconda installazione.

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Con una lente d’ingrandimento, i bambini si avvicinano alle opere dipinte e alle sculture di carta per osservare dettagli; forse, per incontrare Orzowei. Riceveranno un taccuino, piccolo, da nascondere tra le mani o nelle tasche, da portare con sé per cercare nuove nature da disegnare: ispirati dagli alberi, dalle foglie o da un insetto… purché sia la meraviglia a generare la voglia di segnare la carta.

Un labirinto illustrato in cui perdersi nelle parole di Manzi per ricomporre la storia grazie alle tavole di Alessandro Sanna è l’ultima delle tre installazioni. Sanna ha preso tra le mani un dattiloscritto conservato presso l’archivio del Centro Alberto Manzi: si tratta del seguito di Orzowei, intitolato Isa, l’uomo che in pieno stile Manzi propone ai bambini temi difficili come quello della schiavitù, della negazione dei diritti dell’altro ma anche dell’amore. Le immagini che corrono in parallelo con il testo permettono ai bambini di scoprire la storia guardando i dettagli e proprio con questi giocheranno. Tanti quadrati di 4×4 cm oppure di 8×8 cm sono da posizionare vicino alla tavola originale dopo aver osservato con attenzione, studiato i dettagli, scoperto analogie e differenze.

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Le tre originali installazioni sono state realizzate dall’artista e illustratore Alessandro Sanna (vincitore del Superpremio Andersen 2014 Miglior Albo illustrato con Fiume lento. Un viaggio lungo il Po) e sono uno spunto per riflettere su tematiche importanti come la diversità, l’inclusione, la sostenibilità ambientale e sperimentare “l’arte di pensare con la propria testa”.

La mostra è un progetto del Centro Alberto Manzi, la grafica e la produzione delle installazioni è stata curata da Zaffiria. Il progetto è stato promosso dall’Agenzia Informazione e Comunicazione della Giunta della Regione Emilia-Romagna.

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